AVVENTO in ORATORIO: opere di misericordia corporale

DAR DA MANGIARE  AGLI AFFAMATI

E’ sconcertante che, nonostante i progressi tecnologici e la crescita della produzione alimentare, il problema della fame continui a essere presente nel mondo. Il dramma della denutrizione e della fame vera e propria per milioni di persone, causato principalmente dai disastri naturali, dai conflitti e dalla povertà endemica, dall'assoluta scarsità d'infrastrutture per l'agricoltura e lo sfruttamento eccessivo dell'ambiente, è il segno di una società malata d'egoismo che ancora oggi, nonostante i tanti piani di sviluppo messi in atto dalle organizzazioni internazionali, non riesce o non vuole affrontare alla radice questa situazione d'ingiustizia e di peccato sociale.

Come ha più volte affermato il Papa, non è il cibo per tutti che manca, ma un'equa distribuzione dei beni della terra, ostacolata dalla priorità del mercato e dalla preminenza del guadagno che hanno ridotto il cibo a una merce qualsiasi, soggetta a speculazione, anche finanziaria. La situazione continua a essere sempre più paradossale, poiché ci sarebbe cibo per tutti, ma non tutti possono mangiare e, di fatto, si è instaurato a livello mondiale un sistema eco­nomico che sembra avere necessità di mantenere uomini e donne, bambini e anziani nell'estrema povertà e minorità sociale, pur di alimentare l'opulenza dei cosiddetti Paesi ricchi a scapito del rispetto e della garanzia dei diritti fondamentali della persona umana. Davvero c'è chi ha troppo e chi non ha nulla o manca comunque del necessario!

Quest'opera di misericordia, pertanto, porta con sé l'attenzione del cristiano su tanti fronti attuali, a cominciare da quel senso di fratellanza universale sbandierato nei secoli scorsi insieme con quelli di libertà e di uguaglianza, fino al rispetto della vita del pianeta e all'attualità di una «spiritualità ecologica», che si fa tanto più urgente quanto più cresce l'avidità umana e la riduzione di ogni questione alla sola dimensione economica.

Che cosa fare, dunque? Certamente, il gesto occasionale di misericordia che assicura un pasto a chi ha fame, da solo non è sufficiente a debellare 

questa endemica piaga sociale; tuttavia ci deve confortare il fatto che è l'esperienza elementare della vita degli uomini sulla terra a dimostrare ancora una volta la perenne attualità del Vangelo vissuto. Questo, infatti, ci offre quelle motivazioni e quella direzione di marcia per lo sviluppo anzitutto dell'animo umano, costantemente assediato dalla ricerca del proprio benessere individuale, dalla menzogna degli idoli, dall'esclusione di tutto quello che impedisce o mette in discussione la propria realizzazione o tranquillità tanto agognata e perseguita a ogni costo. Davvero il Vangelo ci parla in maniera semplice e diretta di come poter guarire dall'anestesia del cuore, andando alla radice di ogni ingiustizia e perversità di cui gli uomini sono anche capaci se non si lasciano provocare dalle parole di Cristo: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare» (Mt 25,35). Per questo, «dar da mangiare agli affamati» è la prima opera di misericordia corporale raccomandata dalla Chiesa, e il metterla in pratica rende davvero discepoli del Dio fatto uomo, credenti nel vero Dio rivelatoci da Gesù Cristo, fattosi pane di vita per l'uomo, chiedendoci di amarlo e accoglierlo nei fratelli affamati che bussano alle nostre porte.

È bello l'esempio del Papa che ha invitato a mensa numerosi senza tetto e che presso ognuna delle quattro basiliche giubilari romane ha fatto allestire una mensa quotidiana per i poveri, quale gesto concreto di condividere il pane con l'affamato, reso possibile dalla disponibilità di migliaia di volontari. D'altronde, la storia della Chiesa è costellata di esempi d'amore in questo senso… e quanto fanno le Caritas in ogni parte del mondo verso i fratelli più bisognosi, extracomunitari e non. (Giuseppe Militello)