MISERICORDIOSI COME IL PADRE

MISERICORDIOSI COME IL PADRE

LE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE

ANIMAZIONE SANTA MESSA DOMENICA 29 NOVEMBRE 2015 –   RAGAZZI DI QUINTA

VESTIRE gli  IGNUDI

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“Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo vi ritornerò” (Gb 1,21): quest'accorata esclamazione del sofferente Giobbe,  ben si addice a introdurci nello specifico di questa opera di misericordia corporale.

Essa riassume stupendamente il viaggio della vita dell'uomo sulla terra, collocato tra il confi­ne della nudità degli inizi e quello della nudità della fine della vita. Molto spesso, durante l'esistenza si possono incontrare situazioni di povertà e di miseria che possono spogliare dei beni, anche di quelli primari: una nudità che è segno della povertà più radicale, ossia quella di non es­sere curati da nessuno, oppure quella di chi è ric­co di vesti, ma nudo di amore e spoglio di affetti, perché unicamente preoccupato di se stesso.  … l'atto di vestire chi è nudo manifesta il nostro prenderei cura del corpo del fratello e della sorella bisognosi; significa riconoscere la loro insopprimibile dignità di esseri umani creati a immagine e somiglianza di Dio; significa preoccuparci affinché sia apprezzato il valore inestimabile delle loro anime che sono – come ci insegna la filosofia antica – forma del corpo. E se, allora, il discorso potrebbe allargarsi alla cura del proprio corpo e del vestire con cui una persona manifesta rispetto per se stesso e per gli altri, allo stesso tempo, però, questa opera di misericordia si riferisce più profondamente alla cura che dobbiamo avere per tutte le nudità dell'anima umana, non ultima quella di non essere apprezzati da nessuno, respinti a causa delle proprie colpe, allontanati come esseri ignobili che con la loro diversità disturbano l'ordine sociale prestabilito. Forse oggi la nudità che siamo chiamati a coprire è quella dell'anonimato che sono costretti a subire masse di uomini, donne e bambini che fuggono dalla loro patria in cerca di una vita migliore; la nudità di chi è ridotto in schiavitù e trattato come merce di profitto e di scambio; la nudità di chi è privato del diritto a professare la propria religione o le proprie convinzioni; la nudità del bambino educato alla guerra e    violato    nella sua innocenza;

la nudità delle donne ridotte a mezzo di piacere; la nudità del malato di mente di cui la società non sa più farsi carico; la nudità dell'anziano chiuso in un ricovero… Quante nudità la nostra società non sa o non vuole più coprire, servendosene semmai per il proprio tornaconto che sempre schiaccia ed emargina i più deboli! Come cristiani sappiamo che Cristo ha legato la sua presenza a chi sa riconoscerlo nel fratello che è nudo (cfr. Mt 25,36) e che chiede anche solo la capacità di un sorriso e di un abbraccio, tante volte più eloquenti delle parole.

Non dovremmo limitarci, perciò, a praticare quest' opera di misericordia donando il nostro superfluo (come gli abiti usati che non indossiamo più o per il rinnovo del nostro guardaroba) presso le associazioni di volontariato che si occupano dei poveri o nell' organizzare raccolte straordinarie per chi è privo del necessario, ma avere anche il coraggio di abbracciare questi fratelli e sorelle in umanità. Una condivisione e solidarietà che ci sono state tramandate anche dall'esempio dei santi: uno tra i molti, quello di san Martino di Tours (IV sec.) nell'atto di tagliare il proprio mantello di soldato per farne parte a un povero indifeso contro i rigori dell'inverno… Chiediamo a Dio, invece, la delicatezza di una carità che non ostenta né umilia, affinché ogni nudità sia rivestita dalla tenerezza e dalla misericordia. (Giuseppe Militello)

Quando il figlio prodigo torna a casa, il padre misericordioso fa portare «il vestito più bello» e glielo fa indossare (Le 16,22). L'amore di Dio è come una veste che ci protegge. E così dobbiamo ricoprire con la veste dell'amore anche le persone che incontriamo nella loro nudità e nella loro vergogna,  perché si sentano protette.  Ma, per poter circondare gli altri della veste dell'amore, dobbiamo prima di tutto indossare a nostra volta la veste della grazia. Nella Lettera ai Colossesi, Paolo esorta i cristiani: «Rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità» (CoI3,12).

Se uno spoglia chi è vestito si chiama ladro. E chi non veste  l’ignudo quando può farlo, merita forse  altro nome?         Il pane che tu tieni per te è dell’affamato; Il mantello che tu custodisci nel guardaroba è dell’ignudo; le scarpe che marciscono in casa tua sono dello scalzo; l’argento che conservi sottoterra è del bisognoso.    BASILIO IL GRANDE