IV DOMENICA AVVENTO anno C

IV DOMENICA DI AVVENTO

 

 

 

Anno C – Rito Ambrosiano – 9 dicembre 2012

L’ingresso del Messia

Van Gogh, La notte stellata (1889, Museo Arte Moderna, New York)

LETTURA Isaia 4,2-5. Verrà il Signore sul monte Sion come una nube. In quei giorni, Isaia disse: 2«In quel giorno, il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria e il frutto della terra sarà a magnificenza e ornamento per i superstiti d’Israele. 3Chi sarà rimasto in Sion e chi sarà superstite in Gerusalemme sarà chiamato santo: quanti saranno iscritti per restare in vita in Gerusalemme. 4Quando il Signore avrà lavato le brutture delle figlie di Sion e avrà pulito Gerusalemme dal sangue che vi è stato versato, con il soffio del giudizio e con il soffio dello sterminio, 5allora creerà il Signore su ogni punto del monte Sion e su tutti i luoghi delle sue assemblee una nube di fumo durante il giorno e un bagliore di fuoco fiammeggiante durante la notte, perché la gloria del Signore sarà sopra ogni cosa come protezione».

 

SALMO 23 (24): Alzatevi, o porte: entri il Re della gloria.

3Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? 4Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli, chi non giura con inganno. R.

5Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza. 6Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. R.

7Alzate, o porte, la vostra fronte, alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria. 8Chi è mai questo re della gloria? Il Signore degli eserciti è il re della gloria. R.

EPISTOLA Ebrei 2, 5-15. Avendo sottomesso a lui tutte le cose, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso – Fratelli, 5non certo a degli angeli Dio ha sottomesso il mondo futuro, del quale parliamo. 6Anzi, in un passo della Scrittura qualcuno ha dichiarato: Che cos’è l’uomo perché di lui ti ricordi o il figlio dell’uomo perché te ne curi? 7Di poco l’hai fatto inferiore agli angeli, di gloria e di onore l’hai coronato 8e hai messo ogni cosa sotto i suoi piedi. Avendo sottomesso a lui tutte le cose, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Al momento presente però non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa. 9Tuttavia quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti. 10Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza. 11Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli, 12dicendo: Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all’assemblea canterò le tue lodi; 13e ancora: Io metterò la mia fiducia in lui; e inoltre: Eccomi, io e i figli che Dio mi ha dato. 14Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, 15e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.

VANGELO Luca 19, 28-38 Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. – In quel tempo. 28Il Signore Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. 29Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli 30dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. 31E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”». 32Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. 33Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». 34Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». 35Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. 36Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. 37Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, 38dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!».

“Il Signore ne ha bisogno”.

I due discepoli che dovevano predisporre la festa, eseguono puntualmente il loro mandato: “Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: ‘Perché slegate il puledro?’. Essi risposero: ‘Il Signore ne ha bisogno’”. Curioso è anzitutto il fatto che Gesù chieda loro, semplicemente, di eseguire con precisione delle azioni che forse neppure avevano comprese e che certamente non risultavano chiare ai proprietari del puledro. Tutto sembra piuttosto sottostare alla risposta che Gesù stesso suggerisce loro e essi puntualmente ripetono: “Il Signore ne ha bisogno”. Nella misura in cui ci si mette dalla parte di Gesù, diventando Suoi discepoli, non tutto chiede d’essere immediatamente compreso e neppure spiegato. L’appartenenza concede al Maestro, al proprio Signore, un affidamento previo e non calcolato. Carico anzitutto di affetto e di fiducia, capace di attendere e di sperare. A riguardo dei preparativi della grande festa del Signore – la Sua Pasqua – merita saper stare dentro un’ obbedienza sincera e schietta a quelle che sono le Sue esigenze e le Sue necessità. Senza accampare scuse. Perché non tornare semplicemente a Lui anche in questo Natale? Attenendoci alla Sue Parola che salva?

 

Ha proprio bisogno di un asino

Forse il Signore ha bisogno anche di me per celebrare la festa del Suo Natale, del Suo ingresso nel mondo. Del resto, sorprende che possa avere bisogno proprio di un asino, nel contesto di questi preparativi meticolosi. L'asino palestinese è certo un animale vigoroso. Ha certamente dei pregi: sopporta il caldo, si nutre di cardi, ha una forma di zoccoli che rende sicuro il suo incedere e costa anche poco mantenerlo. I suoi difetti sono certamente la caparbietà, come anche una certa pigrizia. Forse anch’io “vado avanti come quell'asino di Gerusalemme, che, in quel giorno della festa degli ulivi, divenne la cavalcatura regale e pacifica del Messia. Io non sono sapiente, ma una cosa so: so di portare Cristo sulle mie spalle e la cosa mi rende più orgoglioso che essere borgognone o basco. Io lo porto, ma è lui che mi guida: io credo in lui, lui mi guida verso il suo regno. Chissà quanto si sente sballottato il mio signore, quando inciampo contro una pietra! Ma lui non mi rinfaccia mai niente. È così bello percepire quanto sia buono e generoso con me: mi lascia il tempo di salutare l'incantevole asina di Balaam, di sognare davanti a un campo di spighe, di dimenticarmi persino di portarlo. Io vado avanti in silenzio. È strano quanto ci si capisca anche senza parlare! La sua sola parola, che io ho ben capito, sembra essere stata detta apposta per me: Il mio giogo è facile da sopportare e il mio peso leggero (Mt 11,30). Fede d'animale, come quando, una notte di Natale, allegramente portavo sua madre verso Betlemme. lo vado avanti nella gioia. Quando voglio cantare le sue lodi, io faccio un baccano del diavolo, io canto stonato. Lui allora ride, ride di cuore e il suo riso trasforma le strettoie del mio vecchio cammino in una pista da ballo e i miei pesanti zoccoli in sandali alati. Io vado avanti come un asino che porta Cristo sulle sue spalle. Dio pesa come la felicità” (da C’è qualcuno lassù, Elledici 1993).

«Tiro avanti come un asino…

Sì, come quell'animale così

descritto da un dizionario biblico:

«L'asino palestinese è assai robusto,

sopporta bene il caldo, si nutre di cardi;

grazie alla forma degli zoccoli,

ha un'andatura molto sicura;

infine, il suo mantenimento è poco costoso.

Suoi unici difetti sono la testardaggine e la pigrizia».


Tiro avanti come l'asina di Gerusalemme,

che nel giorno delle Palme fu per il Messia una cavalcatura  regale e pacifica.

Non so granché, ma so di portare Cristo

sul mio dorso e ne sono più fiero che d'essere basco.

Sono io che lo porto, ma è lui che mi guida.

So che mi conduce verso il suo regno,

dove sarò a mio agio per sempre in verdi pascoli.
 

Tiro avanti a passettini, per sentieri scoscesi,

lontano dalle autostrade,

dove la velocità impedisce

di riconoscere cavalcatura e cavaliere.
Quando inciampo in un sasso,

il mio Signore viene certamente sballottato,

ma non mi rimprovera mai niente.

La sua gentilezza e pazienza

verso di me sono meravigliose:

mi lascia il tempo per salutare

l'incantevole asina di Balaam,

per sognare davanti a un campo di lavanda,

per dimenticare persino che lo porto.
 

Tiro avanti in silenzio.

È incredibile come ci comprendiamo senza parlare;

d'altronde, non capisco bene,

quando mi bisbiglia qualcosa all'orecchio.

Le uniche parole che ho compreso

sembrano dirette solo a me

e ne posso testimoniare la verità:

 «Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero»

(Mt 11,30).

Parola d'animale, è proprio come quando portavo

alacremente sua madre verso Betlemme in una sera di Natale.  «Ella pesava poco, perché tesa solo verso il futuro che si portava dentro»,  come ha detto Jules Supervielle, il poeta amico degli asini.
 

Tiro avanti nella gioia.

Quando voglio cantare le sue lodi,

faccio un baccano del diavolo, pieno di stonature.

Allora lui ride di buon cuore,

con un riso che trasforma i sentieri in piste da ballo,

i miei zoccoli in sandali alati.

In quei giorni, ve l'assicuro, se ne fa di strada!
 

Tiro avanti, tiro avanti

come un asino che porta Cristo sul suo dorso.»

(da Card. R. EtchegarayTiro avanti come un asino)