SECONDA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

          SECONDA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

 

Rito Ambrosiano – Anno C

Liturgia della Parola di domenica 17 gennaio 2016

LETTURA Ester 5,1-1c. 2-5 Intercessione di Ester presso il re e invito al banchetto

SALMO 44 (45) Intercede la regina, adorna di bellezza.

EPISTOLA Efesini 1,3-14 In Cristo Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo

VANGELO – Giovanni 2,1-11: Il segno alle nozze di Cana – In quel tempo. 1Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». 4E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». 5Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». 6Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta e centoventi litri. 7E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. 8Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. 9Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo 10e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».11Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

(Immagine: Arcabas, Le nozze di Cana)

 

Santa Maria, donna del vino nuovo (don Tonino Bello)

Santa Maria, donna del vino nuovo, quante volte sperimentiamo pure noi che il banchetto della vita languisce e la felicità si spegne sul volto dei commensali! È il vino della festa che vien meno.

Sulla tavola non ci manca nulla: ma, senza il succo della vite, abbiamo perso il gusto del pane che sa di grano. Mastichiamo annoiati i prodotti dell'opulenza: ma con l'ingordigia degli epuloni e con la rabbia di chi non ha fame. Le pietanze della cucina nostrana hanno smarrito gli antichi sapori: ma anche i frutti esotici hanno ormai poco da dirci.

Tu lo sai bene da che cosa deriva questa inflazione di tedio. Le scorte di senso si sono esaurite.

Non abbiamo più vino. Gli odori asprigni del mosto non ci deliziano l'anima da tempo. Le vecchie cantine non fermentano più. E le botti vuote danno solo spurghi d'aceto.

Muoviti, allora, a compassione di noi, e ridonaci il gusto delle cose. Solo così, le giare della nostra esistenza si riempiranno fino all'orlo di significati ultimi. E l'ebbrezza di vivere e di far vivere ci farà finalmente provare le vertigini.

Santa Maria, donna del vino nuovo, fautrice così impaziente del cambio, che a Cana di Galilea provocasti anzitempo il più grandioso esodo della storia, obbligando Gesù alle prove generali della Pasqua definitiva (cfr. Gv 2,1-11), tu resti per noi il simbolo imperituro della giovinezza.

Perché è proprio dei giovani percepire l'usura dei moduli che non reggono più, e invocare rinascite che si ottengono solo con radicali rovesciamenti di fronte, e non con impercettibili restauri di laboratorio.

Liberaci, ti preghiamo, dagli appagamenti facili. Dalle piccole conversioni sottocosto. Dai rattoppi di comodo.

Preservaci dalle false sicurezze del recinto, dalla noia della ripetitività rituale, dalla fiducia incondizionata negli schemi, dall'uso idolatrico della tradizione.

Quando ci coglie il sospetto che il vino nuovo rompa gli otri vecchi, donaci l'avvedutezza di sostituire i contenitori. Quando prevale in noi il fascino dello status quo, rendici tanto risoluti da abbandonare gli accampamenti. Se accusiamo cadute di tensione, accendi nel nostro cuore il coraggio dei passi. E facci comprendere che la chiusura alla novità dello Spirito e l'adattamento agli orizzonti dai bassi profili ci offrono solo la malinconia della senescenza precoce.

Santa Maria, donna del vino nuovo, noi ti ringraziamo, infine, perché con le parole: Fate tutto quello che egli vi dirà tu ci sveli il misterioso segreto della giovinezza.

E ci affidi il potere di svegliare l'aurora anche nel cuore della notte.

Preghiera
Che cosa porto io a te, Signore? 
Solo un’anfora vuota, dura come pietra,
o forse un po’ d’acqua, nient’altro che acqua 
eppure Tu la vuoi tutta. 
Vuoi tutta la mia umanità 
e quando le nostre anfore di pietra 
saranno offerte a Te, colme fino all’orlo 
di tutto ciò che ha nutrito la nostra vita, 
Tu muterai l’acqua nel vino buono.
Signore, ti offriamo noi stessi, la nostra povertà, 
le nostre vite aggrovigliate, qualche lampo di grandezza, 
i grovigli delle paure e la gioia tante volte finita. 
Ma anche un po’ d’amore dato e ricevuto.
Tutto di noi, le nostre sei anfore di pietra. 
prendi questa povera acqua, questa semplice acqua
e sia come goccia che cade nel tuo vino
che prende il tuo sapore buono, il tuo profumo, la tua luce.
E nulla ci potrà più separare, 
qui e nei secoli dei secoli. Amen