SANTA FAMIGLIA DI GESU’, MARIA e GIUSEPPE

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE

Rito Ambrosiano – Anno C

Liturgia della Parola di domenica 31 gennaio 2016

Beato chi abita la tua casa, Signore

LETTURA – Siracide 44,23–45,1a.2-5. Dio fece posare sul capo di Giacobbe la benedizione di tutti gli uomini e l’alleanza.

SALMO 111 (112) – Beato l’uomo che teme il Signore.

EPISTOLA – Efesini 5,33-6,4. Mariti, mogli, figli, genitori

VANGELO – Matteo 2,19-23. Giuseppe, posti in salvo il bambino e Maria, udita la voce dell’angelo, li ricondusse dall’Egitto nella terra di Israele. In quel tempo. 19Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». 21Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. 22Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea 23e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».  (Immagine: Giotto, Il sogno di Giuseppe)

Senza titolo

Da  Notizie su Giuseppe di Erri De Luca

“La notte che seppe la notizia della fidanzata incinta non di lui, riuscì pure a dormire. Scrive Matteo che sognò un angelo e lo ascoltò parlare: “Non avere paura di sposare Maria, la tua promessa”. Non avere paura: gli uomini sono sensibili a questa raccomandazione. Fu così che divenne eroico. Di fronte alla comunità di Nazaret difese la sua donna, accettò di sposarla gravida di un annuncio, un angelo venuto a lei con il vento di marzo. C’è una legge nelle scritture sacre, detta “delle gelosie”, per un marito che dubita della fedeltà di sua moglie. Giuseppe rifiutò di ricorrervi. Gli bastò la parola di Maria e il sogno di conferma. Fu eroico ad accollarsi il biasimo sicuro della gente di Nazaret. Lo scandalo era sotto il sole. Maria aveva ricevuto la visita in pieno giorno e dentro la città. Non aveva gridato, chiesto aiuto di fronte all’apparizione. Non era svenuta. Aveva accolto. Giuseppe fu solo. Non era neanche di Nazaret, veniva da sud, da Betlemme, dal territorio di Giuda. Sposò e non toccò Maria per la durata della gravidanza. Fu eroico anche nella premura di un’astinenza. In inverno, con lei incinta dell’ultimo mese, affrontò il viaggio verso la Giudea per obbedire al censimento voluto dai romani, dal loro esercito di occupazione. Un cammino di giorni e di notti in ricoveri di fortuna, poi la striminzita stalla di Betlemme fu tutto il capolinea da offrire alla rottura delle acque di Maria. Di quel figlio non suo, fu padre in pieno. Lo iscrisse nella sua discendenza, che passava attraverso l’antenato Davide, primo re d’Israele in Gerusalemme. Gli insegnò il mestiere, ne fece un falegname. Ma quel figlio doveva staccarsi da lui, dal luogo e dal lavoro ereditato. Giuseppe non lo trattenne. Di certo non c’era alla festa di Cana quando Maria chiese al figlio di provvedere al vino. Di certo non c’era quando il figlio uscì allo scoperto con quel primo prodigio. Seppe uscire di storia quando quel giovane uomo uscì dalla sua casa. Giuseppe ha diritto di prestare nome alla festa dei padri. Lui è stato il vice in terra, incarico assunto senza nessun mandato, per amore di sua moglie e del figlio spuntato in mezzo a loro. Raffigurato anziano, è per me giovane, innamorato e valoroso. Santo è un attributo che aggiunge poco alla sua integrità”.