ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

 

 

 
 

Anno C – Rito Ambrosiano –

Liturgia della Parola di domenica 7 febbraio 2016

detta  "del perdono"

LETTURA – Siracide 18,11-14 – Il Signore è paziente con gli uomini e diffonde su di loro la Sua misericordia.

SALMO 102 (103) – Grande è la misericordia del Signore.

EPISTOLA – 2 Corinzi 2,5-11 – La carità nella Chiesa verso i peccatori.

VANGELO – Luca 19,1-10: La conversione di ZaccheoIn quel tempo. Il Signore Gesù 1entrò nella città di Gerico e la stava attraversando,2quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo.10Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

 

 

 

 

 

Don Primo Mazzolari – da: “Zaccheo”, pagg. 7,8,9,10, Ed. La Locusta, maggio 1967

Entrato che fu in Gerico, Gesù andava intorno per le vie Gerico, «paradisus Dei», dice la Scrittura. Nella storia, invece, Gerico non è una città innocente. Nemmeno il significato del suo nome, «la profumata», concorre a darle un'aria di gran castità.

Forse basterebbe ricordare il fatto che Gerico, per il suo clima caldo, fu sempre una stazione mondana assai frequentata da proconsoli romani, da mercanti fenici, da principi egiziani e da re.

Come dimenticare quella Raab, che ai tempi di Giosuè vi teneva un «esercizio» piuttosto equivoco presso la fontana all' insegna della Cordicella Scarlatta?

Erode vi passava l'inverno con tutta la sua corte in un bel palazzo con piscine e anfiteatro e giardini meravigliosi e una flora da riviera. E lì in quelle delizie, morì.

Cleopatra, innamorata dei suoi famosi balsami e palmizi, se l'era fatta regalare da Antonio, quando questi, con Ottaviano e Lepido, era uno dei tre comproprietari del mondo.

Lo stesso Gesù, se una volta permise di essere tentato, lo permise proprio qui, sul monte che strapiomba alle spalle della città.

Oggi, Gerico non è che una breve oasi fasciata di deserto. Non so dire di più della città di Zaccheo. E i nomi di Giosuè, di Erode, di Antonio non m'invitano a sostarvi.

Ma a Gerico c'è un albero, un albero di sicomoro, e una casa, la casa di un ricco, o meglio di un ladro, ove un giorno «è stata fatta salvezza».

Non conosco Gerico, conosco però Gesù come lo conosceva un cieco di quella città, «il quale sedeva lungo la via a chiedere l'elemosina, udì la gente passare, e domandò che cosa accadesse; gli fu risposto: “È Gesù il nazareno che passa”; ed egli allora gridò: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me !”».

La stessa folla che vide il Signore fermarsi e dire al cieco: «Vedi! La tua fede ti ha salvato», lo segue ora attraverso la città «glorificando Dio».

La gente di Gerico — una città di piccoli tiranni e di favorite – abituata ai fastosi cortei di chi paga i propri capricci col denaro altrui, ed è costretta ad esaltare con la bocca chi in cuore suo maledice, segue con simpatia il familiare corteo.

Il Maestro, che veste come uno di loro, e non ha palazzi, né ville, né servi, né cortigiani, cammina a piedi, circondato di più poveri della città. Ove passa il Signore, anche la strada si redime. Egli sale a Gerusalemme per l'ultima Pasqua, e, lungo la strada, «fa del bene a tutti». La strada è ora la sua chiesa, la sua cattedra, il convito della sua carità.

Mi piace vederlo ricevere «con lieto volto» l'omaggio della gioia dei poveri.

Certi sussieghi sdegnosi, certe false umiltà, che rifiutano gli «omaggi improduttivi», non si addicono al Signore, che guarisce la gioia con la gioia, il fasto e la prepotenza con l'osanna dei fanciulli che distendono rami d'olivo sui suoi passi.

Egli è l'altro Giosuè, quello vero, che vince le fortezze del male coi silenzi della sua carità.

Passa l'amore e tutto cede: passa la primavera e tutto fiorisce, anche il sicomoro.

Non ho mai visto un sicomoro e non ho voglia di leggerne la descrizione in un libro di botanica: faccio più presto a tramutarlo in gelso o in platano o in salice. Son così belli anche gli alberi della mia piana, così pieni di grazia, in questi primi giorni di primavera, che li possiamo benissimo usare per l' «incontro ».

«Sono discesa nel campo a vedere le piante verdi della valle, a vedere se le viti mettevano le loro gemme, e ho detto: “ Io salirò sulla palma e m'aggrapperò ai suoi rami” » (Cantico dei Cantici).

Ognuno ha un suo ricordo legato a un albero. Potrei raccontarvi la storia del mio cuore con colori e stormir di foglie. Le più dolci confidenze le ho fatte a due pini, che, dalla parte di mattina, proteggevano il mio primo presbiterio.