IV DOMENICA QUARESIMA – CIECO NATO

DOMENICA DEL CIECO NATO

 

 

Anno C – IV di Quaresima Rito Ambrosiano

Liturgia della Parola di domenica 6 marzo 2016

 

 

 

Signore, nella tua luce vediamo la luce

 

LETTURA: Esodo 17,1-11 – Dio per mezzo di Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia.

SALMO 35 (36): Signore, nella tua luce vediamo la luce.

EPISTOLA: 1Tessalonicesi 5,1-11 – Dio ci ha destinati alla salvezza per mezzo di Cristo.

VANGELO: Giovanni 9,1-38 – Il cieco nato. In quel tempo. 1Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Siloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». 9Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Siloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».

13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».

18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21 ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».

24Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». 25Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

35Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?».36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 38Ed egli disse: «Credo, Signore!». (E si prostrò dinanzi a lui)”

(Immagine: Rembrandt, Il volto di Cristo)

Preghiera
Signore Gesù, luce amante, luce intatta che generi gli universi, 
accendi questa lucerna debole che io sono, 
questo fango ancora opaco, 
l’Adamo di polvere spenta che è in me.
Mendicante di luce con tutte le mie forze grido: 
Signore, fa’ che io veda! 
Tu luce del mio notturno deserto interiore, 
tu, bastone cui appoggio la mia fatica, 
stella accesa sulla valle oscura, 
Tu che rendi luminoso il giorno 
e illimpidisci il cuore, guariscimi. 
Abbiamo occhi e non vediamo, 
abbiamo orecchie e non ascoltiamo, 
abbiamo mani e non sappiamo accarezzare. 
Tu, luce discreta, necessaria, dimenticata, amabile, 
Tu che fai vedere i volti che tocchi ma resti mistero, 
Tu luce che fai comprendere e splendi nelle azioni buone, 
metti luce nei nostri pensieri, 
luce nelle nostre parole, 
luce nel nostro cuore.

Angelo Casati – Il volto della misericordia       in “Mosaico di pace” del febbraio 2016 (dal sito)

Non posso che spigolare. Spigolare dietro un'abbondanza. L'abbondanza di una lettera. Non sono un esperto di giubilei del passato né delle loro bolle di indizione, sono lettore della lettera che papa Francesco ha scritto, con la quale apre questo giubileo, "Misericordiae vultus". "Lettera" sta scritto.

Mi sono detto che non dovremmo leggerla come un documento, quasi depredandola della sua qualifica di lettera. Un conto è quando leggi un testo, un conto è quando apri e leggi una lettera. La differenza è enorme. Se è lettera, in primo piano c'è un volto e tu ascolti racconti. Le lettere è difficile riassumerle, e forse anche farne commento, forse puoi solo raccontare emozioni. A busta richiusa. Per certe lettere mai chiusa. La premessa va da un lato a dire l'entusiasmo per il genere letterario della "lettera", ma anche a segnalare l'orizzonte piccolo delle mie riflessioni: saranno emozioni di lettura.

Niente di più: sono principiante, per natura un principiante.

 

Una prima emozione è nella titolazione "Misericordiae vultus". Il volto: confesso che ho passato una vita a cercare volti. Soprattutto volti. Più che ottantenne ancora cerco volti, mi interessano i volti. Volti — diceva Italo Mancini —"da guardare, da rispettare, da accarezzare…".

Ha un volto la misericordia? Starei per dire che il suo volto, la sua identità, la sua passione è "guardare, rispettare, accarezzare i volti", senza esclusioni. La lettera di Francesco invita a guardare, a toccare con tenerezza: "Non cadiamo nell'indifferenza che umilia, nell'abitudinarietà che anestetizza l'animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge. Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell'amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l'ipocrisia e l'egoismo" (n.15).

Ebbene, mi sembra di poter dire che il volto, i volti, hanno a che fare con le porte e penso alle porte dell'anno santo. La porta, immagine di una bellezza mozzafiato, la porta, che fa squarcio nell'immobile durezza del cemento armato.

È con la misericordia che tu bussi e passi umile e fiducioso la porta dell'altro. Giubileo come aprire porte. Ma non puoi dimenticare la precedenza: se tu passi una porta, è perché Dio per primo l'ha passata per te, verso di te. La tua misericordia, il tuo sguardo di misericordia, il tuo volto di misericordia ha un incipit nella misericordia del tuo Dio. Lui, il primo a passare la porta verso di te, a mostrarti il suo volto. Troppo a lungo abbiamo annunciato un Dio impassibile, distaccato, in alto; meno, un Dio toccato nelle viscere dalla nostra fragilità e dal nostro peccato. Toccato nelle viscere — dice l'Antico Testamento — come succede a una donna quando porta in grembo un piccolo d'uomo. Così Dio. È toccato nelle viscere per noi, quando ancora noi non siamo toccati nella via di una conversione. Ed era lo scandalo del Vangelo. Gesù passava la porta prima che i peccatori si fossero convertiti. Così agendo diventava insopportabile. Insopportabile l'idea che — come successe quel giorno con Zaccheo, ma fu una volta tra le tante — sedesse a pranzare con pubblicani e peccatori. Si badi, non convertiti. Perché nel caso avessero premesso un atto di pentimento, nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Quella festa, con quelle voci che giungevano sin sulla strada, era per i benpensanti della religione indecorosa. Ma così è Dio, e così, con questi banchetti, il Figlio lo raccontava. Ed era questo a convertire. A convertirti non è certo uno sguardo inceneritore, bensì la tenerezza che pulsa nello sguardo dell'altro. Che non ti guarda dall'alto in basso. Anche questa è mistificazione della misericordia. Misericordia non significa far piovere dall'alto una sorta di compassione, quasi dicessimo "oh poverini!". Non è questa la misericordia di Dio. Che va, invece, a riconoscere e a scommettere sulla bellezza che è in te. Dio ti riconosce dignità vestendoti. Lo fece con Adamo ed Eva, lo raccontò Gesù narrando di un padre che fece una festa da sogno per il figlio che se n'era andato e lo vestì dell'abito più luminoso.

 

Dal basso in alto

Non dall'alto in basso, ma dal basso in alto. Misericordia è inginocchiarsi. Ancora mi ritorna alla memoria, quasi icona, il Gesù piegato a terra il giorno in cui gli portarono, quasi fosse un oggetto, la donna sorpresa in adulterio. E Gesù, a confronto con gli scribi e i farisei, che, da giudici spietati,

volevano la lapidazione della donna, che cosa disse e che cosa fece? "Chi di voi" disse "è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei". E poi, dopo aver scritto parole segrete per terra, sulla sabbia, si alzò e disse "Donna, nessuno ti ha condannata? Nemmeno io ti condanno. Va' e d'ora in poi non peccare più". Dal loro alto scribi e farisei la condannavano, lui dal basso "faceva misericordia". Quel giorno sulla sabbia accadde la misericordia. Il Gesù piegato. Piegato fa la misericordia. Se non ti pieghi dici a parole misericordia, ma non fai la misericordia. La donna sentì parole che erano a centimetro di viso, le altre arrivano da grattacieli di spietatezza.

Dio passa la porta inginocchiandosi davanti a te. Messaggio per una Chiesa. Dimenticato? Troppo critici, direbbe qualcuno. Ma la constatazione, se pur preceduta da un incantevole "forse", è di papa Francesco: nella lettera osa dire che in qualche misura si è smarrito il cuore dell'Evangelo, che si è ampiamente e a lungo declinato la fede con parole marginali, impallidendone la buona notizia, impallidendo il vero nome di Dio che è "misericordia". Temo che ancora non ci sfiori l'intensità e l'urgenza di questa denuncia del Papa che scrive: "Forse per tanto tempo abbiamo dimenticato di indicare e di vivere la via della misericordia" (n.10). Per tanto tempo!

 

Sosta laica

Passo di emozione in emozione leggendo, né mi rimane tempo di sostare. Vorrei, prima di consegnare questi pensieri su volti e su porte, fare un accenno alle porte che forse un poco rozzamente chiamiamo "laiche". Per recensire un altro stupore. Perché per troppo tempo eravamo abituati a giubilei che fossero passare la porta santa in un luogo liturgico, nella sfera del cosiddetto sacro.

Ma se in una lettera ti viene sussurrato che l'indulgenza tu la ricevi in dono, anche se fai un'opera di misericordia, tutto cambia. A me sa di rivoluzione. Quasi a dire che ci sono porte sante "laiche", ci sono porte sante di "non credenti". Le opere di misericordia, infatti, non sono forse quelle che l'Evangelo in una parabola attribuisce a coloro che non hanno conosciuto il Signore, ma si sono sentiti dire di averlo servito solo perché si sono chinati sulla sofferenza degli umani? Passerò per un sognatore, ma non riesco a non immaginarmi porte sante nelle case e per le strade, vado riconoscendo porte sante anche là dove qualcuno proprio non le metterebbe. Non ha forse chiarito anche questo, Francesco, quando, parlando dei carcerati, ha scritto: "Ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta santa". Cammino e vedo porte sante.