V DOMENICA QUARESIMA – LAZZARO

Anno C – V di Quaresima – Rito Ambrosiano

Liturgia della Parola di domenica 13 marzo 2016

Lodate il Signore, invocate il suo nome

LETTURA: Deuteronomio 6,4a.26,5-11 – Mio padre era un arameo errante; scese in Egitto e il Signoe ci fece uscire con mano potente.

SALMO 104 (105): Lodate il Signore, invocate il suo nome.

EPISTOLA: Romani 1,18-23a – La signoria di Dio parla nella creazione, perciò sono inescusabili colore che hanno fatto dell'uomo un dio.

VANGELOGiovanni 11,1-53 – La risurrezione di Lazzaro. – In quel tempo. 1Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».  17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». 24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!».35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». 38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. 46Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.  47Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. 48Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». 49Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! 50Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». 51Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; 52e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. 53Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

 

L’amicizia, il vero cuore della pastorale   

(di Christian Albini, dal suo blog)

 

La chiave di tutto è l’amicizia, una delle dimensioni più sottovalutate dell’esperienza cristiana. Certamente non è qualcosa che si programma o si produce a volontà, ma è un’attitudine che si può coltivare. È come arare un terreno affinché sia possibile seminare. Senza amicizia, le parrocchie divengono luoghi anonimi di servizi religiosi, oppure circoli ristretti di rapporti preferenziali.

Ho presenti gli accenti palpitanti di David Maria Turoldo sull’amicizia: “Poi c’è la grazia dell’amicizia, il dono, o il dramma dell’amicizia; la sofferenza, la croce, la ricerca, il bisogno biologico dell’amicizia. Senza amici è impossibile vivere: non riuscirete ad affrontare la lunghezza di un giorno, non vi sarà possibile guardare un tramonto, godere la bellezza di un quadro, visitare una città, assistere a un’opera. Non c’è nulla, nulla di sopportabile o godibile senza amici. Non c’è chiesa che non sia chiesa dell’amicizia».

Quanti cammini di fede si spengono per contatti che lasciano una sensazione di aridità e distanza! È vero che oggi il clima culturale, all’insegna della diffidenza e del privatismo, rendono particolarmente difficili e fragili le relazioni interpersonali e ancora di più comunitarie. Eppure, proprio per questo ci sono solitudini profonde che ne suscitano il desiderio.

Spesso le preoccupazioni di preti e operatori pastorali riguardano il numero di giovani che frequentano le attività parrocchiali e la partecipazione alle messe. Ci si chiede magari come fare proposte più accattivanti e come divulgarle il più possibile, quando gli interrogativi più importanti dovrebbero riguardare l’accoglienza, l’attenzione alle situazioni delle persone, la verifica della qualità relazionale nei gruppi e nelle strutture, la creazione di occasioni d’incontro aperte e libere…

Nell’episodio dei discepoli di Emmaus, Gesù da forestiero diventa amico, esce dall’anonimato, perché li aveva ascoltati e loro si sono disposti ad ascoltare lui mentre interpretava le Scritture. Ha fatto loro spazio, ha dato loro importanza, è stato con loro. Così inizia un’evangelizzazione per attrazione, per contagio: la relazione ne è il presupposto necessario.

L’idea della comunità, dice Jean Vanier che ha speso la vita nella condivisione a tempo pieno insieme ai disabili, è “essere con”: insieme si mangia, si celebra la vita, si prega e si fa festa, si vede l’altro come una persona che ha da dirci delle cose. Ci vogliono persone che ricostruiscano una comunità, leggendo insieme il Vangelo per porlo nella vita.