IV DOMENICA di PASQUA

IV DOMENICA DI PASQUA

Nelle tue mani, Signore, è tutta la mia vita

 

 

PRIMA LETTURA: Atti 21,8b-14 – Disponibilità di Paolo a morire per il Signore

SALMO 15 (16): Nelle tue mani, Signore, è tutta la mia vita.

EPISTOLA: Filippesi 1,8-14 – Incoraggiati, i fratelli annunciano senza timore la parola di Dio

VANGELO: Giovanni 15, 9-17Io ho scelto voi. Rimanete nel mio amore – In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: 9«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. 12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

 

(Immagine: Giotto, Ultima cena (Padova, Cappella degli Scrovegni, particolare)

 

 

Amare ed essere amati è tutta la vita. Forse anche si ama quando si è amati. Il come si ama è decisivo per la riuscita dell'amore. Sogno e realtà poi divergono sempre.

Allora si tratta di capire cosa è amore. Poi domandarsi perché a volte fallisce: ne siamo davvero capaci? Dove e perché si inceppa? E' decisivo guardarci dentro e smetterla di essere autodidatti, o .. semplicemente istintivi.

Gesù, che è venuto "perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv 10,10), ha insegnato ai suoi la formula giusta, indicandone la radice e l'energia necessaria.

Ha detto che "Dio è amore" (1Gv 4,8.16), e ci ha dato di amare "come io ha amato voi".

1) HO AMATO VOI

Che cosa è l'amore? "In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio" (1Gv 4,10). E' lì che conosciamo l'amore di Dio: "Come il Padre ha amato me, anch'io ho amato voi". Gesù incarna l'amore di Dio per noi. E come si configura? Semplicemente: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici". Già il Padre non ha trattenuto niente: "Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?" (Rm 8,32). Dio vive l'amore; Dio ama, nel suo Figlio. Che è uomo, e ama con cuore di uomo. Madre Teresa di Calcutta ha sentito dentro di sé la sete d'amore di Dio per ogni uomo, e ha posto nel suo cuore questa arsura espressa da Gesù: "Ho sete" (Gv 19,28), come motivo e forza della sua eccezionale capacità di amare i più poveri dei poveri.

Frutto e fine di questo amore: "Perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena". Sentirsi amati – e da uno che "è più grande di tutti" (Gv 10,29) – è la più alta soddisfazione della vita. Amati perché partner di segreti personali: "Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi". Anzi, partecipi di una stessa grande missione: "Io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto". E alla fine nella condivisione piena della stessa vita dell'Amante: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi. E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una cosa sola come noi siamo una sola cosa. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io" (Gv 17,22-24).

"Rimanete nel mio amore". Tocca a noi accogliere e corrispondere a questo amore. Dove corrispondere è nient'altro che prolungare a cascata verso gli altri – quale strumento congiunto – quell'amore che Cristo ha riversato in noi: "Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore. Questo è il mio comandamento: Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi". Il ritorno che Dio si aspetta è la partecipazione alla sua passione per l'uomo. "Gloria Dei vivens homo", diceva sant'Ireneo: la gloria di Dio, la sua massima gioia, è che l'uomo viva, o che l'uomo ne prolunghi l'amore verso tutti. La carità – che è il massimo dell'identità cristiana – è esattamente l'amore al prossimo per amore di Dio, amare con la capacità e la misura con cui Dio vuol amare ogni uomo tramite noi. Divenire il cuore di Dio presso ogni fratello.

2) AMATEVI GLI UNI GLI ALTRI

Allora sta qui tutto l'impegno del cristiano: "Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri". E tutta la sua identità: "Da questo sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35). La novità di questo comando antico è il "come io ho amato voi". Nella gratuità ("Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi", Rm 5,8), nella totalità del dono di sé, nella fedeltà e nella misericordia.., tutte caratteristiche dell'amore di Cristo ben delineate nel vangelo. In più nella mitezza, nel rispetto dei ritmi di ognuno, nel perdono, senza discriminazioni, fino ad amare i nemici. Un modello.. ben oltre le nostre capacità umane.

Ed è qui il punto: "Senza di me non potete far nulla" (Gv 15,5). Fare frutti di amore vero è solo energia divina che scorre in noi: "Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto" (Gv 15,5). "La nostra capacità viene da Dio" (2Cor 3,5). Dentro di me – dice Paolo – "vedo una legge, che combatte la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra" (Rm 7,23), tanto che devo costatare che "in me c'è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo" (Rm 7,18). Solo la grazia di Cristo può "liberarci da questo corpo di morte" (Rm 7,24). Né buona volontà né educazione ci rendono capaci del vero amore, senza la grazia di Cristo!

(Don Romeo Maggioni – Diocesi di Milano – Omelia del 25 aprile 2010)