V DOMENICA di PASQUA

V DOMENICA DI PASQUA 

Anno C – Rito Ambrosiano – 24 aprile 2016

Dove la carità è vera, abita il Signore

                                     v d p

Emanuele Cappello, La danza dell’amore.

PRIMA LETTURA: Atti 4,32-37: Tutti erano un cuore solo. L’esempio di Bàrnaba.

SALMO 132 (133): Dove la carità è vera, abita il Signore.

EPISTOLA: 1Corinzi 12, 31–13, 8: l’inno alla carità.

VANGELO: Giovanni 13, 31b-35: un comandamento nuovo: amatevi come io ho amato voi – In quel tempo. Il Signore 31Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. 32Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 33Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. 34Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

NOI DELLE STRADE (Madeleine Delbrel, 1938)

Ci sono luoghi in cui soffia lo Spirito,

ma c’è uno Spirito che soffia in tutti i luoghi.

C’è gente che Dio prende e mette da parte.

Ma ce n’è altra che egli lascia nella moltitudine,

che non «ritira dal mondo».

È gente che fa un lavoro ordinario,

che ha una famiglia ordinaria o che vive un’ordinaria vita da celibe.

Gente che ha malattie ordinarie, lutti ordinari.

Gente che ha una casa ordinaria, vestiti ordinari.

È la gente della vita ordinaria.

Gente che s’incontra in una qualsiasi strada.

Costoro amano il loro uscio che si apre sulla via,

come i loro fratelli invisibili al mondo amano la porta

che si è rinchiusa definitivamente dietro di loro.

Noialtri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze

che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi

è per noi il luogo della nostra santità.

Noi crediamo che niente di necessario ci manca,

perché se questo necessario ci mancasse Dio ce lo avrebbe già dato.

 

LA GIOIA DI CREDERE (Madeleine Delbrel)

Poiché le parole non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,

ma per prenderci e correre il mondo in noi,

lascia, o Signore, che di quella lezione di felicità,

di quel fuoco di gioia che accendesti un giorno sul monte,

alcune scintille ci tocchino, ci mordano, c’investano, ci invadano.

Fa’ che da essi penetrati come “faville nelle stoppie”

noi corriamo le strade di città accompagnando l’onda delle folle

contagiosi di beatitudine, contagiosi di gioia.

Perché ne abbiamo veramente abbastanza

di tutti i banditori di cattive notizie, di tristi notizie:

essi fan talmente rumore che la tua parola non risuona più.

Fa’ esplodere nel loro frastuono il nostro silenzio che palpita del tuo messaggio.