VI DOMENICA DI PASQUA

VI DOMENICA DI PASQUA

Anno C – Rito Ambrosiano

Liturgia della Parola di domenica 1 maggio 2016

Popoli tutti, lodate il Signore, alleluia!

LETTURA: Atti degli Apostoli 21,40b–22,22 : Paolo testimonia che Cristo si è rivelato a lui sulla strada di Damasco.

SALMO 66 (67): Popoli tutti, lodate il Signore, alleluia!

EPISTOLA: Lettera agli Ebrei 7,17-26: Cristo sommo sacerdote elevato sopra i cieli.

VANGELO: Giovanni 16,12-22: Un poco e non mi vedrete più; ma io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia – In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: 12«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 16Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». 17Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». 18Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». 19Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? 20In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. 21La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. 22Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia.

Giovanni. 16, 12-22
Gesù sta rivelando, nella sua ultima cena, il segreto della sua vita e quindi il segreto del Padre, ma insieme incoraggia i discepoli perché non perdano la speranza nel prossimo smarrimento che su di loro è incombente. Non possono capire tutto e tutto insieme poiché il significato dell'esistenza nuova, che Gesù porta, ha bisogno di una ricerca, di un cammino, di una esperienza, di una fedeltà che ricostruisca via via il senso delle proprie scelte e della propria coerenza. "Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso" (16,12). Non si tratta di tempo scaduto. L'essenziale è già stato detto: "Tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi" (15,15) e lo Spirito Santo non aggiungerà nulla di suo: ""Non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito" (v 13).
Lo Spirito Santo accompagnerà i discepoli per assisterli nel tempo e, quindi, per aiutare ad intendere, a scoprire, a decifrare fatti e situazioni difficili da innestare sul pensiero di Gesù, per interpretarli e vivere.
Allora la storia del mondo sarà la strada, su cui noi, camminando, via via, capiremo il messaggio di Gesù. La storia, nel cammino con lo Spirito, ci aiuterà, attraverso fatti, situazioni, rapporti nuovi, sconvolgimenti, speranze, paci, guerre, a scoprire davvero che cosa Gesù ha voluto dirci. La Parola e lo stile di Gesù saranno i filtri attraverso cui rileggere, umilmente, i messaggi e la traduzione della volontà di Dio, oggi.
Gesù sta camminando verso la croce ed essi non se ne rendono ancora conto, nonostante i richiami e le predizioni. E così, ogni giorno, ci sono la fatica nostra e degli altri, la nostra e altrui stanchezza, la nostra e l'altrui guerra. Il Signore ci incoraggia perché accettiamo di interpretare, sull'esempio che Gesù ci ha offerto, la volontà di Dio e i suoi segni nello Spirito.
È già tutto detto, è già tutto in cammino. E se ci si rifiuta di rileggere il nostro tempo, fatto di grazia e di peccato, come luogo di rivelazione per noi attraverso lo Spirito, magari ricordando che: "Ai miei tempi si faceva o era diverso", non si coglie più il dono di Gesù per la Chiesa che ci sostiene e che però ci rimette in ricerca.
"Lo Spirito vi guiderà a tutta la verità" e questo ci aiuterà, via via, a scoprire il cammino poiché compito dello Spirito è guidare nel tempo e affrontare, di volta in volta, fatti e situazioni, problemi e interrogativi.
Si prospettano per Gesù un suo andare ed un suo tornare, vicinissimi l'un l'altro. Direttamente c'è un richiamo alla morte ed alla risurrezione, ma dal Vangelo scaturisce anche un andare al Padre e un ritorno alla fine dei tempi: si delinea il cammino della Chiesa nel tempo.
Nell'attesa ci sarà afflizione, ma non sarà sterile: sarà una sofferenza per una nascita, una preparazione alla gioia. "La vostra afflizione si tramuterà in gioia" (v 20) e, subito dopo, aggiunge: "nessuno vi potrà togliere la vostra gioia" (v 23).
Su questa fiducia sull'opera dello Spirito si sono particolarmente sviluppate alcune intuizioni in Papa Giovanni XXIII mentre ha suggerito sia la ricerca dei "segni dei tempi" e sia, in modo più vasto, il Concilio
Sono state queste alcune intuizioni che Papa Giovanni XXIII ha suggerito sia nella ricerca dei "segni dei tempi" e sia, in modo più vasto, nel Concilio. La stessa operazione dell'interpretazione del nostro tempo, il famoso "aggiornamento" non è tanto una spolverata linguistica per tradurre concetti e verità teologiche nella comprensione di oggi, ma è il rileggere la Parola di Dio nel cammino della storia che stiamo vivendo, con umiltà, alla ricerca dello Spirito.
Dice Mons. Capovilla, segretario di Giovanni XXIII, che quando riferiscono al Papa, ormai sul letto di morte, i mormorii e le accuse sulla sua enciclica: "Pacem in terris" (siamo nel 1963), rimproverandogli di aver cambiato il Vangelo nel suo sforzo di valorizzare la pace e l'impegno contro la guerra, anche quella cosiddetta giusta, Papa Roncalli risponde quello che potrebbe essere il significato della sua vita e, in fondo, lo sforzo della Chiesa: "Non è il Vangelo che cambia, siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio".
Nelle Comunità cristiane dovremmo essere molto attenti al cammino della storia. Senza pretendere di indirizzarla ad interessi di parte, la accogliamo, la interpretiamo nei suoi segni che il Signore ci può indicare e la viviamo, nel tentativo di interpretarla e orientarla verso i grandi valori di ogni persona, soprattutto dei più deboli e più fragili. Non si tratta di giustificare il male, ma di essere solidali con la sofferenza, incoraggiando a camminare insieme e sostenendo quelli che, per scelte, vocazioni, lavoro sono impegnati e faticano.

(Don Raffaello Ciccone, Commento al Vangelo del 5/5/2013)